jueves, 16 de mayo de 2013

Aziza Brahim in session




CD Round-Up and Aziza Brahim Session

Lucy Duran presents a round up of the latest world music recordings with Arwa Haider and John L Walters and a session by Saharawi singer Aziza Brahim.Born in the Saharawi refugee camps in south-west Algeria Aziza Brahim is seen as one of the most exciting musical talents from the Western Sahara and an important figure head for the Saharawi cause. Her music is a unique blend of traditional Saharawi Hawl and Latin Jazz drawn from her Saharawi routes as well as years spent studying in Cuba. Her new album, to be recorded in Barcelona, is set for release in the Autumn of 2013.
Marhabna, Machair, Hamid Rabi, Ya Rab
Aziza Brahim (vocals, tbal) Gonzalo Tascón (Guitar)

viernes, 10 de mayo de 2013

Aziza Brahim en El Ibérico

Aziza Brahim 'Mi abuela me ha transmitido el gusto por la poesía y la música como estrategias pacíficas de defensa' 

Friday, 10 May 2013 13:49 ISABEL RODRÍGUEZ LÓPEZ DE HARO
La artista saharaui Aziza Brahim durante una de sus actuaciones
 La artista saharaui afincada en España volvió a Londres para ponerle la guinda al Sahara Live Week, una semana de conciertos y actividades educativas que buscaban concienciar sobre la difícil situación de su pueblo, ocupado desde hace más de treinta años. La cantante y percusionista actuó como cabeza de cartel del festival el pasado 27 de abril en la World Heart Beat Music Academy.

No es la primera vez que se escucha en la capital británica su fusión de sonidos africanos, árabes y blues. La artista saharaui Aziza Brahim volvió a los escenarios de Londres una vez más durante la semana pasada después de haber participado en otras iniciativas en la ciudad, incluyendo el London African Music Festival junto a su banda Gulili Mankoo en 2009. "Espero que haya más Sahara Live Week muy pronto", confía Aziza. En sus conciertos, como el del 27 de abril, la causa que siempre nos trae no está reñida con la diversión. "Se puede bailar o se puede simplemente escuchar, pero siempre desde la reivindicación de la libertad para mi pueblo".

Su voz es, sin duda, uno de los vehículos que transporta la esperanza en esta lucha por la autodeterminación. "Intento animarme, no desesperar, mantener la serenidad, y en este último disco hago un homenaje a Ljadra Mint Mabruk, mi abuela, la poeta a cuyos versos pongo música, la persona que me ha transmitido el gusto por la poesía y la música como estrategias pacíficas de defensa".

La joven es consciente del papel de su música como altavoz del sufrimiento de su país, el Sáhara Occidental, ocupado desde hace más de treinta años y dividido por vallas y campos de minas, con gran parte de su población viviendo en campos de refugiados. "La gente no solo está más concienciada gracias a lo que yo puedo hacer. 2012 se recuerda como un año muy importante para la cultura de mi país, no sólo en el plano musical, también en el cinematográfico. Se estrenó el film Wilaya de Pedro Pérez Rosado, en el que participé haciendo la banda sonora y un pequeño papel. También el premiado documental Los hijos de las nubes, la última colonia de Álvaro Longoria y Javier Bardem.

El proyecto Sahara Live Week es otro grano de arena dentro de toda la causa saharaui, y a veces toda acción parece insuficiente cuando se trata de la lucha por la libertad, por la identidad. "Llevan a cabo un interesante proyecto para formar músicos en los campamentos de refugiados y también grabar con un estudio portátil, algo que no se había hecho antes y que para los saharauis es una manera de conservar y potenciar nuestra cultura musical", afirma Aziza.

La joven, nacida hace 36 años en los campamentos de refugiados de Tinduf, en Argelia, dedica su canto a su diezmado y, a veces, olvidado pueblo. "La ocupación, el exilio, las condiciones de vida en los campamentos a merced de la ayuda internacional, el olvido o el ninguneo por parte de las altas instituciones nos obliga a resistir, a intentar sobrevivir, a decir que somos quién somos, por mucho que le pese a nuestros verdugos. Y en eso nos hemos convertido los saharauis, en un pueblo que resiste a todas esas inclemencias".
Su abuela Ljadra está muy presente en su creaciones no solo por el vínculo familiar que las une." Es una poeta y luchadora que intentaba animar a sus compatriotas a través del entusiasmo que pone en la composición de sus versos y en el desarrollo de sus recitales. He querido reivindicarla como un referente crucial para la cultura de mi pueblo".

A pesar de la fuerza y entusiasmo que emanan de ella, se retiró de la música hace unos años debido al estrés." La voracidad del mercado y la presión que supone me decepcionaron bastante. Aproveché para dedicarme a mi familia. Pero después, la necesidad de canalizar mi creatividad, de ver realizados mis proyectos, me hicieron volver".

Como nómada que se considera, asegura tener casa en todos los caminos, pero con su residencia en España asegura estar contenta. "La sociedad civil española es acogedora, hospitalaria y comprometida, todo lo contrario que sus gobiernos".

EL IBÉRICO, El periódico en español de Londres

lunes, 29 de abril de 2013

Sahara Occidentale. "I diritti umani non sono una moneta di scambio". Incontro con Aziza Brahim

La cantante e percussionista Aziza Brahim parla della cultura come strumento di lotta per l’autodeterminazione e come voce della disillusione del popolo saharawi nei confronti della comunità internazionale sulla questione del Sahara Occidentale.  
di Ylenia Gostoli da Londra*
 
 
Dalla platea qualcuno si alza e posa la bandiera verde, rossa, nera e bianca della Repubblica Democratica Araba Saharawi sul palcoscenico, dove la cantante e percussionista Aziza Brahim sta eseguendo alcune canzoni dal suo ultimo album, "Mabruk" (2012), accompagnata dal blues di una chitarra elettrica e dal beat irresistibile del suo t’bel, lo strumento a percussione tipico saharawi.
 
Canta in arabo hassaniya e in spagnolo, una fusione di blues, funky, rock e musica tradizionale.
 
Più tardi durante il concerto alla Soas di Londra (parte del "Sahara Live Week" organizzato dalla Ong per i diritti umani Sandblast), la cantante dedica una canzone, "Ard Salam" (Terra di Pace), ai 24 attivisti arrestati dopo Gdeim Izik, la prima vera protesta della primavera araba.
 
Lo scorso febbraio la corte militare marocchina aveva emesso delle dure sentenze a loro carico, fra cui nove ergastoli.
 
Nata nel 1976 nei campi profughi vicino a Tindouf, Algeria, dove tuttora vivono più di 150,000 saharawi, l'artista ha dedicato la carriera alla causa per l’autodeterminazione del suo popolo. Dopo aver abbandonato gli studi, si è consacrata alla musica, dividendo il suo tempo tra la Spagna e i campi di Tindouf. 
 
Ricco di fosfati e altre risorse naturali, oggi gran parte del Sahara Occidentale è diviso in due da un muro lungo 2,700km, costruito durante la guerra tra l'esercito marocchino e il Fronte saharawi.
 
Nel 1991 fu istituita la MINURSO, ovvero la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale, incaricata di monitorare quel cessate il fuoco che avrebbe dovuto portare al referendum per l’autodeterminazione della popolazione del Sahara Occidentale, e quindi la possibilità di scegliere fra l’indipendenza e l’integrazione con il Marocco.
 
Dopo le trattative della scorsa settimana, e nonostante le dure le critiche di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani, la MINURSO rimarrà una delle poche 'missioni di pace' a non farsi carico del monitoraggio dei diritti umani nel territoro in cui è dispiegata. 
 
 
"I saharawi la elogiano come la poetessa del fucile", racconta Aziza parlando di sua nonna, Lkhadra Mabruk, i cui versi si sono trasformati nei testi delle sue canzoni, "in onore della sua lotta per spiegare al resto del mondo quello che davvero è successo durante i quindici anni di guerra con il Marocco".
 
"C’è un aneddoto  speciale che vorrei raccontarti. Mia nonna iniziò a dedicarsi alla poesia quando era molto piccola. Una volta partecipò a una competizione con sua madre: tanti poeti dovevano riuscire a trovare un verso che facesse rima con quello precedente. Fu così che mia nonna vinse contro sua madre, che per l’umiliazione giurò di non voler mai più avere a che fare con la poesia".
 
Pur non sapendo scrivere, la 'poetessa del fucile' parlava d'amore, e del deserto. Ma negli anni di guerra, si limitò a raccontare ciò che stava succedendo.
 
Hai dedicato tutta la tua carriera a sensibilizzare l’opinione pubblica sul conflitto nel Sahara Occidentale. Cosa è nato prima, il tuo interesse per la musica o la volontà di dar voce al popolo saharawi?
 
Sono due cose che vanno mano nella mano. L'interesse per la musica proviene dalle mie radici ed è una cosa che ho sempre vissuto in maniera naturale in famiglia. Dar voce al conflitto significa semplicemente parlare della mia storia, che è la storia di quasi tutti i saharawi. 
 
Concepisco la musica come uno strumento di presa di coscienza. Quando ascolto una canzone, voglio che questa mi trasmetta un messaggio.
 
E come tale, ciò che trasmette la mia musica è il dolore che mi pervade. Ho scritto anche canzoni che parlano d’amore, della natura, però ciò che mi preme è sensibilizzare le coscienze attraverso la musica. 
 
 
Ti definisci un’attivista?
 
Non è necessario essere un’attivista per vedere che ci sono ingiustizie che non dovrebbero esistere. Ognuno di noi dovrebbe essere in grado di prendere coscienza del dolore altrui, e del proprio. Per questo m'impegno, perché altri non debbano continuare a soffrire per le stesse ragioni per cui ho sofferto io. Se questo si può chiamare attivismo, allora sono un’attivista.
 
 
Che messaggio vuoi trasmettere attraverso la tua musica?
 
Il messaggio di un popolo che invoca una libertà che gli è stata negata per moltissimi anni. Un messaggio di fratellanza, solidarietà e di difesa dei diritti umani. 
 
 
Il recente rinnovo della MINURSO non prevede il monitoraggio dei diritti umani. La comunità internazionale ha fallito nei confronti dei saharawi?
 
Penso che al livello politico abbiamo vissuto molte delusioni. Ci hanno deluso le Nazioni Unite. I saharawi hanno sempre contato sull’appoggio della comunità internazionale.
 
I diritti umani non sono una moneta di scambio, in nessuna circostanza. Gli interessi economici non dovrebbero venire prima delle persone.
 
 
Le poesie di tua nonna hanno ispirato gran parte del tuo lavoro e della tua carriera. In che modo pensi che le sue parole risuonino ancora oggi fra la gioventù di Tindouf? Ci sono differenze fra le aspirazioni delle generazioni nate nei campi algerini e quelle che hanno vissuto l’esodo?
 
Mia nonna ha saputo trasmettere in maniera molto accurata la sofferenza della gente per l’inutile spargimento di sangue, e per la durezza della guerra, perché il nostro è un popolo pacifico che si è ritrovato a dover andare in guerra per difendersi.
 
Questo lei lo ha tradotto meravigliosamente nelle sue poesie, ed è per questo si continuano a recitare nei campi.
 
Siamo tutti coscienti del fatto che non avremmo mai voluto allontanarci dalla nostra terra. Penso che tutte le generazioni saharawi aspirino alla stessa cosa: come popolo, è nostro compito esigere che la nostra identità di saharawi venga rispettata.  
 
 
Il Fronte Polisario ha sempre considerato la cultura come un tassello fondamentale nel processo di costruzione dell’idea di nazione. Consideri la tua musica, con le sue influenze internazionali, parte integrante di questo processo di costruzione, o la vedi come qualcosa di differente?
 
Considera che siamo un popolo nomade. Per noi la cultura è molto importante e viene trasmessa oralmente di generazione in generazione; è ciò che ci lega.
 
Qualsiasi popolo, per la sua sopravvivenza, deve far tesoro della propria cultura, perché essa è ciò che lo distingue dagli altri: lo specchio nel quale si riflette una nazione. Costituisce dunque un lascito prezioso, e noi saharawi abbiamo il dovere di preservarla perché non è documentata.
 
Il timore è che parte della nostra cultura muoia con i suoi stessi creatori. Parte della poesia orale, per esempio. In Marocco è difficile preservarla, perché tutto ciò che ha a che fare con il patrimonio culturale saharawi non è tollerato.
 
Per noi questo è un altro dei crimini dell’occupazione, perché assieme alla cultura di un popolo, è il popolo stesso a sparire. 
 
La cultura del mio paese ha influito moltissimo sulla mia musica: tutte le mie basi, sia melodiche sia ritmiche, provengono da lì, anche se in seguito le abbiamo fuse con altri generi, come il blues, il rock, il funky.
 
Penso che questo scambio sia un arricchimento. La musica tradizionale saharawi ha delle tinte che si sposano molto bene con altre culture. Mi pare anche molto importante che la gioventù saharawi si avvicini al resto della musica, che abbiano gli strumenti che li rendano in grado di apprezzare e ascoltare altri generi musicali. Per esempio nel mio paese non c’è cultura rock, e io e il mio gruppo vorremmo avvicinare i giovani a questo.
 
 
Pensi che il Fronte Polisario continui a rappresentare il popolo saharawi?
 
Polisario è una sigla che noi saharawi abbiamo creato dall’inizio della nostra lotta (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) e che continuerà a rappresentarla.
 
Si tratta del compromesso con i nostri ideali. Abbiamo le nostre soggettività, le nostre menti, le nostre illusioni e la nostra meta, che è quella di riuscire a recuperare la nostra terra e di tornarci a vivere.ù
 
Quali sono le tue aspirazioni?
 
Dal punto di vista professionale, vorrei poter portare la mia musica in ogni angolo del mondo, far conoscere la situazione del mio popolo.
 
Dal punto di vista personale, mi limito ad avere speranza. Spero nella salute e di continuare ad avere le idee chiare.
 
 
* Foto: Aziza Brahim alla World Beat Music Academy di Londra, by Michael Brydon
 
Osservatorioiraq.it , 28 aprile 2013

jueves, 28 de marzo de 2013

New album

Glitterbeat is incredibly excited to announce that Aziza Brahim has joined our growing family of artists. Aziza is an impassioned singer and songwriter and a prominent activist for the Sahrawi people in their ongoing liberation struggle. Aziza will record her Glitterbeat debut album in June, in Barcelona. Chris Eckman will be producing and the album will be released in the Autumn of 2013. Welcome to Glitterbeat Aziza!





miércoles, 20 de marzo de 2013

Continuarà

La cantant saharaui Aziza Brahim ens presenta el seu segon disc: Mabruk. Un treball que mescla ritmes i melodies tradicionals saharauis amb música més occidental com blues, rock i funky. Les lletres combinen la seva pròpia inspiració i molts dels poemes de la seva àvia, coneguda en el poble saharaui com la poetessa del fusell pels seus poemes reivindicatius.

La 2 de RTVE: Continuarà

martes, 19 de marzo de 2013

viernes, 1 de marzo de 2013

Aziza Brahim : ''Amb la música reivindico el dret d’autodeterminació del meu poble''


La diva del Sàhara actua a l'Auditori de l'Ateneu el 9 de març


  El blues del Sàhara, una irresistible barreja de rock, funk, soul i músiques tradicionals sahrauís, sonarà el proper 9 de març a l’Auditori de l’Ateneu de Banyoles de la mà de la cantant Aziza Brahim. Aquesta dona forta, criada en el camp de refugiats de Tinduf, s’ha convertit des de fa una dècada en una de les veus de la música sahrauí més reconegudes arreu. De fet fou la primera artista del Sàhara Occidental -aquest país que malda per ser-ho- en aconseguir un número 1 internacional. El seu darrer àlbum, “Mabruk”, és un homenatge a la seva àvia, Ljadra Mint Mabruk, que era coneguda popularment com “la poetessa del fusell” pels seus versos punyents i militants. Versos als quals Aziza hi posa veu per denunciar la situació del seu país i també per fer sentir d’altres reivindicacions, com la promoció dels drets de les dones en el món àrab. No és cap casualitat doncs que a Banyoles hi actuï en el marc del Dia Internacional de les Dones. Podeu conèixer de més a prop aquesta artista indòmita en la següent entrevista. 

Molts et consideren l’ambaixadora del Sàhara, què significa per a tu portar la música sahrauí arreu? 
 És un privilegi i un orgull enormes poder donar a conèixer la meva cultura i fer-li un lloc en el mercat de les músiques del món, actuant en llocs com per exemple el Womex [La fira de músiques del món més important del planeta]. 

Quins objectius persegueixes amb la teva música? 
Que la música hassani i el haul [músiques tradicionals sahrauís] arribin a un públic el més ample possible. Superar les adversitats que m’ha tocat viure. Expressar la realitat d’un país, el Sàhara Occidental, que ja fa més de trenta anys que està ocupat, i el territori del qual ha estat dividit amb un mur de més de dos mil kilòmetres sembrats de mines, amb gran part de la seva població vivint en camps de refugiats. Amb la música hom pot expressar-se, divertir-se però alhora cridar l’atenció sobre la sistemàtica vulneració de drets elementals com el dret a l’autodeterminació dels sahrauís. 

 En el disc “Mabruk”, que presentarà a Banyoles, musica els versos de la seva àvia. Se sentia en deute amb ella? 
Oi tant. Però més que un deure era una necessitat. Ljadra Mint Mabruk és un referent ineludible de la nostra poesia oral i jo vaig créixer escoltant i recitant els seus poemes. Tenim la sort que segueix molt activa, és la meva principal font d’inspiració i així he volgut mostrar l’admiració que li tinc. Ja fa uns anys que t’has instal·lat a l’Estat espanyol.  

Com veus el futur del teu país des d’aquí?  
Diuen que l’esperança és el darrer que es perd, i de fet nosaltres ens hi aferrem. Ens van prendre el territori, la llibertat, els drets... El meu poble està resistint en condicions extremes i malgrat que ens intenten retirar fins i tot l’ajuda humanitària no perdrem l’esperança. Tot i que realment es fa difícil mantenir-la. La societat civil espanyola m’ha acollit i tractat molt bé però en canvi els diferents governs han ignorat sempre la nostra identitat com a sahrauís. 

Ja per acabar, amb què es trobarà la gent que vingui al vostre concert a l’Auditori de l’Ateneu? Amb la meva banda Gulili Mankoo intentem que els nostres concerts sonin bé, que siguin festius i que la gent es diverteixi. I esperem que així sigui també a Banyoles.



domingo, 27 de enero de 2013

AZIZA BRAHIM _ DIVERSONS 2013



Los vientos del desierto nos traen una insólita mezcla de músicas del África occidental (Sahara, Senegal, Mauritania, Argelia) con blues, rock, reggae y otros acentos caribeños. Todo ello nos llega servido de la mano de Aziza Brahim, una cantante y percusionista nacida en los campamentos de refugiados de Tinduf (Argelia) que en 2009 se convirtió en el primer músico saharaui en alcanzar el número uno internacional. Al frente de su grupo plurinacional Gulili Mankoo, Brahim pone música a los versos de su abuela, Ljadra Mint Mabruk, conocida como «la poetisa del fusil». Los poemas y melodías de dos mujeres valientes se entrelazan así para reivindicar la cultura y la memoria de un país oprimido. Con su música militante y a la vez festiva Aziza Brahim logra mover conciencias... ¡y piernas!
Aziza Brahim, tabal y voces
Badra Abdellahe, coros y djembé
Gonzalo Ordás, guitarra eléctrica
Javier Otero, guitarra acústica
Jesús Escribano, bajo eléctrico
Juan Vivas, batería

miércoles, 16 de enero de 2013

Presentación de "Mabruk" en el Auditori de l'Ateneu de Banyoles

 

Cesk Freixas, Gossos, Aziza Brahim i Pablo Carbonell actuaran a l'Auditori de l'Ateneu de Banyoles aquest semestre 

 

Aziza Brahim actuarà a l'Audtori de l'Ateneu el dissabte 9 de març.   
Escrit per 

Aziza Brahim actuarà a l'Audtori de l'Ateneu el dissabte 9 de març.
Els cantautors Cesk Freixas i Miquel Abras, els manresans Gossos, Andrea Motis & Joan Chamorro, Pablo Carbonell o Aziza Brahim són alguns dels artistes que passaran per l’Ateneu – CMEM  de Banyoles durant aquest semestre.
De gener a juliol, l’equipament ofereix una vuitantena de propostes diverses entre l’Auditori, l’Ateneu Bar i la vessant formativa. L’equipament ha presentat, aquest dimarts, la nova programació que manté el nivell tot i el context econòmic i la retallada del 10% del pressupost.L’Auditori de l’Ateneu presenta més de trenta actuacions d’estils i formacions molt diverses. Aziza Brahim presentarà el disc 'Mabruk' a Catalunya. Aquesta cantant i percussionista es va convertir el 2009 en el primer músic sahrauí a assolir un número 1 internacional. Per la seva banda, Rosalía, una joveníssima cantaora catalana, presentarà una proposta intimista i personal. Pel que fa a les anomenades músiques modernes, Pablo Carbonell, que va saltar a la fama com a reporter de ‘Caiga quien caiga’, presentarà ‘Canciones de cerca’. D’altra banda, Gossos tornaran a primera línia a partir del maig i a l’Auditori faran la presentació del seu nou treball a les comarques gironines. També serà primícia a la demarcació l’espectacle ‘Cançons de nosaltres i el món’, dels cantautors Miquel Abras i Cesk Freixas, que uneixen esforços i sumen el seu repertori. Finalment, cal destacar Paul Fuster, que ja va ser l’estiu passat al Festival (A)phònica i que tornarà a actuar a Banyoles.

També destaca l’actuació del Dúo Moreno Gistaín, amb dos pianos damunt l’escenari. La música jazz estarà representada amb tres propostes. Per una banda, els dos concerts d’Andrea Motis & Joan Chamorro Group i, com a activitat paral·lela, el documental ‘A film about kids and music. Sant Andreu Jazz Band’. Per l’altra, la cantant Sara Pi, presentarà composicions pròpies que fusionen l’impacte de l’R&B i del soul amb harmonies brasileres.
Per al públic infantil s’ha programat un espectacle especialment pensat per als nens i nenes a partir de 2 anys, ‘Brass Brass Brass' d’Spanish Brass Luur Metalls. A més, per primera vegada se celebrarà DBUT, un nou concurs pensat per detectar els millors artistes i grups joves de les comarques gironines pel què fa a les músiques d’arrel, la clàssica i el jazz. Creat per Joventuts Musicals de Banyoles, Figueres i Girona, en aquesta primera edició Banyoles acollirà la modalitat d’arrel.
L’Ateneu Bar potenciarà més que mai la nova fornada de grups musicals amb les actuacions de Coriolà, Empty Cage, o The Free Fall Band. També hi tenen cabuda artistes emergents com Guillem Roma & Camping Band Orchestra o Ferran Palau.

http://banyolestv.cat/index.php/noticies/general/cultura/item/506-cesk-freixas-gossos-aziza-brahim-i-pablo-carbonell-actuaran-a-lauditori-de-lateneu-de-banyoles-aquest-semestre

viernes, 7 de diciembre de 2012

jueves, 15 de noviembre de 2012

Entrevista con Sedryk de Reaktion

 Interview de Sedryk, du label Reaktion, sur la Radio Télévision Suisse, avec un titre d'Aziza Brahim.


martes, 16 de octubre de 2012

Galileo Galilei (Madrid)

Uno de los temas del disco Mabruk, Mohamed Yslim, en directo el sábado 6 de octubre en la Sala Galileo Galilei de Madrid. 


lunes, 8 de octubre de 2012

Al Khadra: Poet of the Desert

Capítulo de la serie Poets in Protest dedicado a la figura de mi abuela, Ljadra Mint Mabruk, por la directora escocesa Noe Mendelle para Aljazeera

Al Khadra is a renowned Sahrawi war poetess, living in the windswept al-Auin camp in the Algerian desert.
Now in her late 70s, the oral verse of this illiterate nomad is vivid testament to three decades of the Sahara conflict.
We witness how this extraordinary matriarch survives the hardship and desolation of life in the camp, and see how she keeps her oral poetry alive and attempts to pass on her activism to the next generation.
Filmmaker’s view: Diaries from a Sahrawi tent (by filmmaker Noé Mendelle)

Sahrawi poetess Al Khadra is an old lady living in exile in one of the Polisario camps in the middle of Sahara. For those of you who do not know about the Sahrawi cause, these citizens of Western Sahara were not only colonised by the Spanish many moons ago. Once they managed to become independent, the Moroccans moved in on their territory, pushed them out, and built a 3,000km wall around it. They also planted over eight million landmines to make sure that the Sahrawi would not cross back into their land.
Algeria gave the Sahrawi liberation movement, the Polisario Front, refuge on its territory and set up several camps for people to live in - and so they have for the last 35 years. The war has moved into a stage of diplomacy rather than military action and therefore they now live peacefully in those camps - albeit in a state of complete dependence on international aid.
With Roxana Vilk, the producer of the series, we decided that Al Khadra would be the perfect example of grassroots poetry. She uses words instead of bullets in order to express her anger at Morocco’s invasion.


domingo, 7 de octubre de 2012

­ ­ ­ ­ Telediario: Dos cantantes saharauis revitalizan su tradición musical en Madrid

 Este fin de semana han coincidido en Madrid la gran dama de la música saharaui, Mariam Hassan, y la gran promesa, Aziza Brahím. Son de generaciones distintas, pero las dos triunfan en países como Francia o Alemania, y luchan por el reconocimiento al pueblo saharaui, mientras revitalizan su tradición musical.


sábado, 6 de octubre de 2012

Mundo Babel - Siete razones


Siete razones "para hablar de la inocencia", como reza la canción de Paco Ortega al inicio de esta edición. Siete y la primera, la cantante, autora y percusionista Aziza Brahim. Sáhara en español que se niega a regalar su libertad. Marcela Ferrari, tambien cantante y autora distinguida, la segunda, junto a Osvi Greco a la guitarra."Tangos propios", tangos después de Gardel y Gotan Project, desde Madrid. Siete mágicas razones, las otras tendrás que descubrirlas por ti mismo.

Juan Pablo Silvestre, Mundo Babel, R3

viernes, 5 de octubre de 2012

El ojo crítico - Aziza Brahim, la voz del Sáhara en Europa

Hemos charlado con Aziza Brahim, cantante y percusionista saharaui que nos ha presentado su disco Mabruk antes de hacerlo este sábado en la Sala Galileo Galilei de Madrid. Además, ha interpretado en directo uno de los temas que forman parte de este trabajo que fusiona sonidos árabes, africanos y blues y que es un homenaje a su abuela, conocida como 'la poetisa del fusil' que luchó mucho, a través de sus poesías y canciones, por los derechos del pueblo saharaui. "El disco me ha permitido sincerarme con mi causa, donde he nacido y con mi experiencia", ha asegurado la cantante.

El ojo crítico, RNE

jueves, 4 de octubre de 2012

Nunca es tarde - Aziza Brahim canta por el Sahara en 'Mabruk'


La cantante y percusionista saharaui Aziza Brahim nos ha visitado para presentarnos su disco Mabruk antes de hacerlo este sábado en la Sala Galileo Galilei de Madrid. Este trabajo fusiona sonidos árabes, africanos y blues y es un homenaje a su abuela, conocida como 'la poetisa del fusil' que luchó mucho, a través de sus poesías y canciones, por los derechos del pueblo saharaui "y para mí era importante hacer este disco porque no quería que su obra poética se quedara en el olvido", ha asegurado Aziza. "El disco me ha permitido sincerarme con mi causa, donde he nacido y con mi experiencia"

Nunca es tarde, RNE

martes, 2 de octubre de 2012

Aziza Brahim: «La música me permite superar las adversidades que me han tocado vivir»

 La cantante saharaui presenta su fusión de sonidos árabes, africanos y blues este sábado en la sala Galileo, de Madrid

 Aziza Brahim presenta, junto a su banda Gulili Mankoo, su primer disco, «Mabruk»

Una cosa es contar las experiencias de desarraigo desde fuera, y otra hacerlo desde la experiencia propia. Aziza Brahim, cantante y percusionista saharaui, nació hace 36 años en los campamentos de refugiados de Hammada de Tinduf, en Argelia. Ahora vive en España, donde fundó su proyecto Gulili Mankoo.Este sábado se sube al escenario de la madrileña sala Galileo Galilei con su primer disco, «Mabruk», cuya propuesta, según nos explica ella misma «es la fusión de músicas occidentales como el rock, funk, el pop y otros que tienen su origen en África como el blues, tomando siempre como base las melodías y matices rítmicos tradicionales saharauis, así como las percusiones del África Occidental». En las letras nos habla de asuntos que preocupan a cualquier joven del planeta, como amores correspondidos o no, pero también rinde homenaje a su abuela, Ljadra Mint Mabruk, poetisa comprometida que se ha convertido en una de las voces más reconocidas de su pueblo.

-¿Qué significa para usted poder llevar la música y la voz de su tierra a otros países?
-Un privilegio y un orgullo muy grandes, poder compartir mi cultura con la de otros pueblos para que la música saharaui encuentre más espacio entre las referencias de músicas del mundo, al igual que otras músicas africanas y árabes.
-¿Qué cree que puede conseguir la música?
-Que la música hassani y el haul lleguen al mayor número de público posible. Superar las adversidades que me han tocado vivir. Expresar la realidad de un país, el Sáhara Occidental, cuyo territorio ha sido ocupado desde hace más de tres décadas y dividido por un muro de más de dos mil kilómetros sembrados de minas, con gran parte de su población viviendo en campos de refugiados. La música permite expresarse, divertirse e incluso reclamar la atención sobre la vulneración de derechos elementales como el derecho a la autodeterminación de los saharauis, reconocido por las más altas instituciones de la Justicia Internacional.
-¿Qué representó ver editado su primer disco? Supongo que habría mucha ilusión, muchos sueños ahí puestos.
-Una gran satisfacción, porque ha supuesto mucho trabajo, mucho esfuerzo y dedicación, ya que es un disco autoproducido en el que se implicó toda la banda, a pesar de ser una apuesta arriesgada, teniendo en cuenta la situación del mercado musical y las circunstancias que atraviesa la cultura hoy en día. El lanzamiento de «Mabruk» era un objetivo para nosotros. Y se ha visto cumplido en un año en el que la cultura saharaui ha estado muy presente.
-¿Consideró como un deber dar a conocer la obra de su abuela?
-Por supuesto, pero más que un deber era una necesidad. Ljadra Mint Mabruk es un gran referente de nuestra poesía oral y yo crecí escuchando y recitando sus poemas. Tenemos la suerte de que siga muy activa, es mi mayor inspiración y así he querido mostrar mi admiración por ella, musicando algunos de sus poemas para que no se pierdan. Pero, la obra de mi abuela merece mucha más atención de la que supone la edición de este disco.
-La situación del Sáhara parece estancada desde hace muchos años. ¿Hay todavía esperanzas en vuestro pueblo?
-Dicen que la esperanza es lo último que se pierde. Vivimos abrazados a ella. Nos quitaron el territorio, la libertad, los derechos. Mi pueblo está resistiendo en condiciones extremas y aunque nos intenten retirar hasta la ayuda humanitaria, no vamos a perder la esperanza. Pero es cierto que la realidad no contribuye demasiado a mantenerla.
-Ha desarrollado su carrera en España. ¿Cómo le ha tratado este país?
-Siempre me sentí acogida y bien tratada por la sociedad civil española, siempre he recibido apoyo de la gente. En cambio, los diferentes gobiernos han ignorado siempre nuestra identidad como saharauis.
-¿Cómo describiría la visión que tenemos en Occidente de los países árabes?
-Hay muchos prejuicios sobre la cultura árabe. En Occidente se generaliza demasiado sobre cualquier asunto referente a los árabes. No se suele tener en cuenta las diferencias que hay entre los distintos países, tanto en diferencias culturales, como en sus diferentes dialectos. En nuestro caso, los saharauis somos árabes, pero también africanos.
-Para terminar; ¿cómo es uno de sus conciertos? ¿Cómo lo vive y cómo sientes que lo vive el público?
-Siempre me acompaña mi banda Gulili Mankoo. Intentamos que los conciertos suenen bien, que sean festivos y que la gente se divierta. Esperamos que sea así en el concierto de presentación del disco Mabruk el próximo sábado 6 de octubre en la sala Galileo Galilei de Madrid.

 Pablo Martínez Pita, ABC


viernes, 28 de septiembre de 2012

Palabras musicales que resuenan en el grito de un pueblo

La saharaui Aziza Brahim presenta su disco ‘Mabruk' 

Madrid

Aziza Brahim, cantante compositora y percusionista saharaui / LUIS SEVILLANO
Envuelta en la refrescante sombra de un árbol de Teneré, de esos que aparecen hincados de jalón en jalón en la vertiginosa inmensidad del desierto, Ljadra Mint Mabruk compuso un poema sobre un tanque. Invitada a una base militar en los territorios liberados del Frente Polisario, al este del infame muro que hace las veces de de acantilado insalvable entre los territorios del Sáhara Occidental, la rapsoda analfabeta, la Poeta del fusil, jamás había visto el interior de un carro de combate. Tampoco nunca empuñó ningún arma, a pesar de su apelativo, a no ser que por arma quiera entenderse la intensa fuerza de sus palabras.
Su grito era eco del clamor de un pueblo, el saharaui, 37 largos años abandonado en una esquina recóndita de Argelia, en el campo de refugiados de Tinduf, y separado de su otra mitad, presa en su propia tierra bajo control marroquí. Mabruk, el álbum que su nieta, Aziza Brahim, presenta el próximo 6 de octubre en la sala Galileo Galilei de Madrid, es y también es algo más que un homenaje a sus versos. Y que su musicalización. “Es un disco que concentra la intención de hacer evolucionar la música saharaui”, explica la cantante y compositora (Tinduf, 1976).
En la sala Galileo, Brahim tocará su disco acompañada de su grupo, Gulili Mankoo, hecho a base de músicos españoles y saharauis.
No todas las 14 canciones toman por letra los poemas de su abuela, ni el llanto del pueblo saharui. Otras hablan, simplemente, de la vida en la piel de un ser humano. “Del amor, de la naturaleza, de las personas, de anécdotas...”. Su ya de por sí inmensa sonrisa se le sale de la boca cuando habla de su música, que practica desde que era una niña -viene de familia de artistas, pues su madre también cantaba-, y que la llevó a Europa cuando en 1995 ganó el Concurso Nacional de Canción de la República Árabe Saharaui Democrática y consiguió un contrato con la discográfica Nube Negra. “Volví a los campamentos y después de un año decidí regresar a España para desarrollar mi carrera”, cuenta.
Y aquí sigue, aunque siempre intermitentemente, siempre viajando con su mensaje por maleta. “Es mi reivindicación para reflejar el sentir de un pueblo, para sacar todo lo que queremos decirle al mundo”. Una meta que también probó a alcanzar a través del cine, cuando compuso la banda sonora de la película Wilaya, de Pedro Pérez Rosado, donde también realizó un pequeño papel. La Biznaga de Plata del Festival de Cine de Málaga que le valieron hace unos meses sus composiciones, fue para ella “el mayor subidón”. Sobre todo porque, como explica, la cinta es la primera obra de ficción jamás realizada sobre su pueblo.
Tras las palabras de Mabruk, cantadas en hasanía, su lengua materna, y en español, que aprendió impecablemente en los ocho años que pasó en Cuba, país de donde recibió una beca de estudios a los once, suenan melodías de percusión del África Occidental. La misma Brahim toca el t'bal, un tambor tradicional haul. Pero también hay fogonazos de antiguo blues y rock, una mezcla inédita que, aunque surgida de un amor parejo por todos esos géneros, la tenía preocupada. “Tenía miedo de ver lo que decía la gente de mi país, pero a través de Facebook, de Twitter, en los conciertos, me han hecho ver que les gusta”.
En la sala Galileo, Brahim presentará su disco —autoproducido, dice, “para adueñarme de lo que hago”—, acompañada de su grupo, Gulili Mankoo, hecho a base de músicos españoles y saharauis. También habrá colaboraciones especiales de músicos africanos. “Es la primera vez que doy un concierto en Madrid con toda mi banda, tengo mucha expectación y ganas de disfrutar con el público”. Sobre el escenario, saludará a su público ataviada con una tradicional melfa, como la que lleva en la fotografía, y de la que se desprende durante la entrevista. “Si la porto en mis conciertos es porque es un símbolo de la esencia de las mujeres saharauis, y yo estoy orgullosa de ser mujer y de ser saharaui”.

Fuente: diario El País, 28-IX-2012

jueves, 20 de septiembre de 2012

En concierto


Presentación del nuevo álbum "MABRUK", el sábado 6 de octubre a las 21:30 en la Sala Galileo Galilei de Madrid. Es el primer concierto con toda la banda en Madrid para presentar mi primer trabajo, dedicado a Ljadra Mint Mabruk, una de las autoras más relevantes de la poesía saharaui.

viernes, 14 de septiembre de 2012

Cuarteto en Tránsitos

No más desapariciones. No más torturas. No más decisiones arbitrarias. No más silencio frente a todo lo que ocurre en una " TIERRA DE PAZ". En el grito de cada saharaui," ARD SALAM"  Sahara Occidental, territorio libre.


lunes, 13 de agosto de 2012

Babelmed

AZIZA BRAHIM, Mabruk, Reaktion/Distrib. MVS Distribution/Anticraft - Believe
 
Un jour nous avons entendu un chant singulier qui nous a conquis, sur la radio française FIP, qui adore les musiques du monde, et c’est ainsi que nous avons découvert le dernier album, formidable, de Aziza Brahim, chanteuse sahraouie.
Aziza est née en 1976 dans un camp de réfugiés à Tindouf, dans le Sud algérien, où sa mère, enceinte, avait trouvé refuge. Aziza Brahim, c’est la voix des rebelles du Sahara occidental, que l’on entend moins, dans les maisons de disques et concerts en Occident, que leurs frères sahariens touaregs, célèbres depuis le succès des Tinariwen.
Le Sahara occidental est ce territoire, situé au sud-ouest du Maroc, qui a cessé d’être colonie espagnole en 1976, et qui depuis cette date a fait l’objet de nombreux conflits entre le Maroc, qui revendique sa territorialité, et le front Polisario. Aziza, qui n’a jamais vécu au Sahara occidental, chante ici des chansons de sa composition pour la plupart, sur des textes, nous explique-t-elle, qu’elle a parfois entendus sa grand’mère, El Jadra Mint Mabruk, chanter dans le camp de Tindouf, quand elle était petite fille... Aziza effectuera une partie de sa scolarité à Cuba, grâce à une bourse d’études, et choisira ensuite de s’installer en Espagne, où elle vit à présent, n’ayant jamais revu son père, qui était resté au Sahara occidental, et qui est décédé aujourd’hui...
Blessures de l’enfance qu’elle confie dans ses interviews, et qui fonde peut-être cette douceur qui imprègne l’album, très loin des rythmes parfois agressifs des musiques touarègues. On est ici plus proche des musiques mauritaniennes - on pense à Malouma - et plus proche du folk et de son esprit tranquille, que du rock.
Des arrangements parfaits accompagnent cette voix douce comme le miel, qui vous ravira certainement !

Babelmed

lunes, 6 de agosto de 2012

Radio 3

Aziza Brahim da voz al pueblo saharaui a través de su canto en 'Tiempo de verano'


ROCÍO GÓMEZ (RADIO 3) 06.08.2012

Aziza Brahim canta “La tierra derrama lágrimas”, una de las canciones de su último disco (Mabruk, 2011) a los saharauis que montaron el campamento Ggdeim Izik, una de las primeras acampadas en protesta por los derechos sociales, una protesta que fue desalojada por las fuerzas marroquíes en noviembre de 2010. Todavía hay 23 detenidos que no han sido juzgados.
 Con su voz recuerda Aziza que su pueblo lleva casi 37 años en el exilio, que continúa esperando la resolución de un conflicto que comenzó en 1975 y que su destino está anclado entre los papeles de algún despacho de algún diplomático. La lentitud de la burocracia, la frialdad de los cálculos geopolíticos no entiende que la vida humana es finita.
Varias generaciones han nacido y crecen en el exilio. Aziza Brahim fue una de las primeras, nació en 1976, un año después de la Marcha Verde con la que Marruecos ocupó las tierras que habitaban los saharauis. Su voz nació en el éxodo y este hecho ha marcado su vida y su música.


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domingo, 29 de julio de 2012

Aziza Brahim: la voix des Sahraouis

Foto: G. Moreno

Le label Reaktion s’est imposé au fil des années comme un incontournable pour les amateurs de musique saharienne. Avec la sortie du premier album d’Aziza Brahim, Mabruk, Reaktion confirme son statut de dénicheur de talents. Portrait.
Ils sont bien loin des clichés montrant le Sahara comme un vaste espace désertique dénué de toute existence. Nombre d’artistes, inspirés par le succès de Tinariwen, continuent de montrer que, non seulement la vie existe bel et bien dans la région, mais que la diversité des populations y demeurant est à l’origine d’une grande richesse culturelle.
Voilà aussi l’objectif de Sedryk, l’homme derrière le nom Reaktion. Lui qui est tombé en amour avec le Sahara il y a une dizaine d’années présente en la personne d’Aziza Brahim une artiste non pas touarègue, une fois n’est pas coutume, mais sahraouie.

Les Sahraouis, nom généralement donné aux populations vivant dans le territoire contesté du Sahara occidental, ont plusieurs points communs avec leurs voisins touaregs; notamment leur société qui a fait l’objet d’un grand changement social depuis la colonisation, avec des répercussions sur l’art en général, et la musique en particulier.
Les nouvelles générations de musiciens ont ainsi introduit des éléments dits occidentaux, telle la guitare, dans leurs compositions mais ils ont su les transcender pour les fusionner avec leurs traditions propres.
Aziza Brahim illustre ce concept parfaitement sur Mabruk. Elle s’approprie le blues (Invasores), le funk (Sensación del Tanque), ou encore des influences andalouses (Laaiún Ezeina), le tout sur fond rythmique au tabal, percussion traditionnelle sahraouie.
Mention spéciale à la très cadencée La Tierra Derrama Lágrimas, un chant en hommage aux défenseurs de la liberté au Sahara occidental, un thème central de l’album. Difficile en effet d’ignorer le conflit qui sévit dans la région depuis presque quarante ans, un combat dont Aziza se veut une porte-parole.
C’est aussi tout l’intérêt des sorties du label Reaktion, Sedryk les voulant autant musicales qu’informatives. Il insiste que « la musique est un vecteur très fort puisqu’universel », voyant ainsi un moyen de rapporter au reste du monde les conditions de vie difficiles des populations présentées.
La vie d’Aziza Brahim est passée par des étapes mouvementées, des camps de réfugiés en passant par Cuba, et sa musique en ressort d’autant plus riche. Avec ce premier album, c’est toute son expérience qui resurgit. Celle qui jouit d’un statut de musicienne confirmée depuis presque vingt ans nous apporte une grande bouffée d’air frais en ce début d’été. Sans aucun une lauréate 2012 des prix de la musique africaine.

Fuente: Touki Montréal

jueves, 26 de julio de 2012

Globalsounds

Das vertriebene Volk der Sahraoui hat eine neue Stimme: Aziza Brahim ist eine junge Frau, die denWeg weitergeht, den vor ihr schon Sängerinnen wie Mariem Hassan gegangen sind: Mahnend, erinnernd, und selbstsicher.
«Seit über 36 Jahren lebt unser Volk in Flüchtlingslagern in einer der unwirtlichsten Wüsten dieser Erde», stellt Aziza festr. «Für mich war es ein enormer Schock als 8-jährige zu erfahren, dass wir Flüchtlinge sind, und nur dank internationaler Hilfe überleben.» (Das ganze Interview gibt’s bei Mondomix. Über die Situation der Sahraoui gibt Wikipedia Auskunft.) Doch Aziza verbrachte ihre Jugend nicht ausschliesslich im Lager in Algerien, sondern konnte nach Kuba reisen. Heute lebt sie in Spanien.
Auch im Exil trägt sie die Sache der Sahraoui weiter: Sie singt vom Krieg, hält die Erinnerung an eine Heimat wach, die sie selber nie kennen gelernt hat. Ihre Band besteht aus Sahraouis und Spaniern. Es ist eine Gitarrentruppe, Schlagzeug, Tablas und Djembe geben den Rhythmus vor. Wer nach Wüsten-Rock à la Tinariwen Ausschau hält, wird enttäuscht. Aziza schreibt rockige, poppige, bluesige Songs. Die Gitarren sind gern laut, hart, manchmal funky. Die Melodien stammen aus der Soundwelt der alten Heimat, die Arrangements sind die Töne des Exils.
Eine neue, selbstsichere Stimme aus den Flüchtlingslagern erzählt vom Kampf eines Volkes, den die Welt schon fast vergessen, verdrängt hat.

Rating: ★★★★☆

globalsounds.info, die welt zwischen den ohren

viernes, 20 de julio de 2012

Recensie: Aziza Brahim & Gulili Mankoo – Mabruk

Westerse popjournalisten klagen regelmatig dat  ondanks de financiële crisis, er zo weinig protestsongs worden gemaakt. Dat is bij het trekkende Sahari volk in de westelijke Sahara wel anders.

Deze nomaden in Noord-Afrika hebben over heel wat te mopperen, maar niet over een tekort aan goede muzikale woordvoerders van hun onafhankelijkheidstrijd. Bespraken we onlangs nog het nieuwe album van de krachtige Mariem Hassan. Nu is hier het debuutalbum van haar vrouwelijke collega  Aziza Brahim.
Mabruk bevalt ons net iets beter door zijn ruwe kantjes. Geen gladde arragementen maar stevige woestijnblues om lekker op mee te deinen. Brahim’s stem  is dan misschien wel iets minder krachtig dan die van Hassan, haar plaat is wel meer een eenheid.
Dit zijn verrtien fijne woestijnrockers die we graag ook een keer live zouden aanschouwen.  Het liefst natuurlijk midden in de Sahara. Een aanrader! (Reaktion/XMD)

Tekst: Patrick van Engelen

Noborderz.nl

Recensies: MixedWorldMusic

Reaktion / Xango

De thema’s die Aziza Brahim bezingt zijn niet anders dan die van Mariem Hassan. Beide Sahrawi-zangeressen zijn begaan met het treurige lot van hun volk, bewoners van de Westelijke Sahara. Dit gebied kwam onder Marokkaanse heerschappij nadat Spanje zich er in 1975 uit teruggetrokken had. Maar waar Hassan fel en gedreven klinkt, is Brahim ontspannen. De laatste weet zich daarentegen geruggesteund door Gulili Mankoo, een groep muzikanten die echt een band vormt. Zij geven de wiegende woestijnritmes een steeds andere bedding om doorheen te stromen. Met rock als solide basis, waaieren ze uit in diverse richtingen die de samenstelling van de band weerspiegelen, en de muzikale voorkeuren van de leden. Daarin mag Brahim ook in Braziliaans en Caribisch getinte decors optreden. Maar met name de drums en elektrische gitaar houden de touwtjes strak genoeg in handen om de muziek op koers te houden. Brahim mocht soms wat krachtdadiger zingen. Wat meer adrenaline in haar stem zou de verontwaardiging over jarenlange strijd en ontheemding de juiste zeggingskracht geven. (René van Peer) MixedWorldMusic

martes, 17 de julio de 2012

Mondomix: Aziza Brahim, le blues des oubliés

  
A quand remonte votre prise de conscience de la situation du peuple sahraoui ?
  
Aziza Brahim : Je pensais que les camps de réfugiés constituaient notre terre jusqu’à l'âge de sept ou huit ans, quand on m’a dit que mon pays avait été annexé par le Maroc [en 1975]. J’ai alors appris que mon peuple se trouvait en Algérie parce qu’on l’avait dépouillé, et que ma famille avait dû s'enfuir de sa maison pour rejoindre un camp de réfugiés. Ce fut un énorme choc de se rendre compte qu’on existait grâce à l’aide humanitaire. 
  
Il y a peu, vous êtes retournée au Sahara. Quelle est la situation actuelle ?
Aziza Brahim : Très difficile. Les camps de réfugiés sahraouis sont les plus anciens au monde. Ca me fait énormément de peine de voir que les politiciens des pays impliqués (Espagne, Maroc, France et Etats Unis) ne trouvent pas d’accord pour résoudre un problème sur lequel le Tribunal de la Haye avait statué en 1975 [en octobre 1975, la Cour Internationale de Justice de l'ONU a rappelé la priorité du droit des habitants de la colonie à se prononcer par autodétermination ndlr]. J’essaie d’aider avec ma voix, mes paroles et ma musique. Je parle de mon peuple, de son combat, et surtout de l’oubli du monde envers lui. Ca fait plus de 36 ans qu’on est confinés dans l’un des déserts les plus inhospitaliers du monde et ça n’émeut pas les grandes puissances. Mais on se sent soutenus par beaucoup de personnes et on est très reconnaissants.
 Votre grand-mère occupe une place très importante dans votre vie ?
Aziza Brahim : Ma grand-mère est l’une des plus grandes poétesses du peuple sahraoui. C’est une femme combattante. Elle a toujours chanté le combat de son peuple. C’est pour cela qu’on a voulu lui rendre hommage avec cet album. Mabruk est un mot qu’on utilise comme une félicitation, on la remercie de s’être totalement engagée auprès de son peuple. Le disque l’a beaucoup émue. Elle n’aurait jamais pensé que ses textes pouvaient s’adapter aux rythmes du rock’n’roll ou du blues. 
 La rencontre entre la musique sahraouie et le rock et le blues s’est faite de façon naturelle ?
Aziza Brahim : C’est à travers le blues que nous nous libérons de nos sentiments. C’est la musique la plus appropriée pour exprimer les peines de mon peuple. J’ai découvert le rock avec le groupe que j’ai fondé en 2008, Gulili Mankoo [«Je m’exprime dans l’union»]. On l’a nommé ainsi parce qu’on voulait trouver une nouvelle forme d’expression dans une union entre toutes les cultures. Aujourd’hui, le groupe est composé de musiciens sahraouis et espagnols. 
 Comment avez-vous été amenée à séjourner à Cuba?
Aziza Brahim : Je suis allée à Cuba très jeune. Il existait une convention entre nos pays. J’y ai passé neuf ans et pour moi c’était comme découvrir le monde. Non seulement j’y ai appris la langue castillane mais aussi toutes les musiques cubaines comme le son, le tumbao et le mélange africain qui existe aussi là-bas. 
  
Vous avez également travaillé avec le groupe basque Oreka TX, comment vos musiques se sont-elles rapprochées ?
  
Aziza Brahim : Je crois que toutes les cultures ancestrales ont beaucoup en commun. J’ai fait la connaissance d’Oreka lors d'un concert à San Sébastien. Ils m’ont invitée à participer à leur projet Nomade au cours duquel j’ai pu me rapprocher des cultures indienne, mongole et lapone. Ce fut une expérience émouvante et enrichissante.
  
Propos recueillis par Marushka

Fuente : Mondomix

viernes, 13 de julio de 2012

Psychemusic's Review

Badra Abdallahe y Aziza Brahim (Foto: Guillem Moreno)
Reaktion Aziza Brahim & Gulili Mankoo : Mabruk (SP/MO,2012)***°
Often in history you see that zones and people are overwhelmed, conquered or occupied by stronger and in a sense more primitive powers. Because in general, today’s society considers economy more important than culture occupation of land and minor cultures always will remain possible. Because of the economic and political dependencies of outsiders who are also partly “occupied” by their own problems to maintain especially economic and political stability, it is even likely that information on some occupations gets trough in media only sporadically. In Africa many colonial borders often did not match the reality of the people living there and how they hang together, and now when economy means power things didn’t evolve easily in the right direction for everyone involved. In Africa we also have racial, tribal and religious domination that play part in the occupied teritories. The Western Sahara (the West of Mauritania) is now occupied and heavily controlled by Morocco even tough this evolution still is an incomplete process, nothing really happens that could possibly improve the situation. Like in the surrounding countries already in the first steps of this process they (deliberately or not)have overlooked the desert tribe people who now are trapped within certain borders and restrictions ruled by countries with different perspectives and interests, and by racial oppression and even aggression. Aziza had already left her homeland just before the domination of occupation to study in Cuba (age 7-11), a study which she abandoned to pursue a career in music. In 1995 she joined the National Sahraoui Group, which made her able to tour in Mauritania and Algeria. After a Spanish label released two of her songs on a trilogy, she migrated to Spain in further exile, where she further developed her own style while opening herself up to multi-cultural musical understanding and creative growth. She never forgot her African and tribal roots and family and tried to maintain in contact.
The booklet mentions the first Sahrawi music group called “Martir Luali” in 1976, who pioneered the introduction of the electric bass guitar, drums, organ, flute, saxophone and trumpet.
Aziza joined different ensembles like Yayabo Latinjazz in 2005. Then she formed a Sagrawi group, Gulili Mankoo. There were also other projects like with the Basque musical group Oreka TX, taking part in the ‘Nomadak TX’ project, mixing Sahrawi roots with rap and folk. But her main interest now is to deliver a voice to the situation her family is trapped for now already three generation while things only seems to get worse.
Therefore she incorporates some Mauritanian & Sahwari traditions. These traditions are more African rooted compared to the Arab associations of the rulers. Therefore they use for instance ‘ezamzam’ a sort of drum pierced by a stick, played by women; the ‘tidinit’, a small guitar; the ‘neifara’, a traditional flute, played by men, and the “tabal” a type of drum shared by men and women. Still we can say the music is pretty rock-like featuring electric guitars and drums alongside the acoustic instruments.

For Aziza’s first CD album (the label released a digital EP before), Aziza referred several times to lyrics of her grandmother, the Sahrawi poet, Ljadra Mint Mabroc (Tiris, 1934). Her village once nicknamed her “the poet with a gun”.
As I said, for a part the music is more like rock music with ethnic associations. The foundations of drums, (conga-like) acoustic percussion, electric bass and guitars are kept simple, almost primitive, -nevertheless effective in its core. It is especially Aziza’s voice which lead everything : a convincing, perhaps powerful voice and expression with attractive melody lines, sometimes a bit sad, sometimes up-tempo or more celebrative with power to be heard. Some guitars add to the rhythm, then repeats the melody line in an African way of response, sometimes with some improvised variation. A few times electric guitar takes the time to express some emotion to, in a rock sense, which is very effective too. Compared to the other nomadic tribe guitar music (Touareg-based), Aziza’s voice still is pretty different, perhaps because she adapted elements from other countries where she lived (Cuba, Spain), musically she might not be able to adapt each traditional aspect of her people, her voice means power to reunite with a renewed hope that she was able to infuse elsewhere. Let us hope this message also comes through.

miércoles, 4 de julio de 2012

Festival de Músicas del Sur, Andalucía con el Sáhara con Aziza Brahim. 6 y 7 de julio

03 de Julio de 2012 TELEPRENSA
• El cantaor Juan Pinilla y la saharaui Aziza Brahim encabezan el cartel
CASARES.- Karama organiza el Festival de Músicas del Sur Andalucía con el Sáhara . Forma parte de un circuito que se va a desarrollar por toda la geografía andaluza, arranca en Casares y sigue por Castro del Río, Conil, Espera, Peligros y Trigueros. Un proyecto que se celebrará en Casares Costa los días 06 y 07 de julio de 2012, con los siguientes objetivos:
Recaudar con la barra de bebidas y comidas fondos para las Vacaciones en Paz, un programa que peligra por los recortes en cooperación.
Sensibilizar a la ciudadanía de la problemática del pueblo saharaui, con diferentes acciones divulgativas.
Animar a la ciudadanía a ser solidario con este pueblo.
Promocionar los valores solidarios de los artistas comprometidos.
Proporcionar a la costa un evento cultural y festivo totalmente gratuito para los vecinos, con la intención de dinamizar la zona durante los días de verano.
Contenidos:
Concierto con variedad de estilos musicales: flamenco, reggae, canción de autor(a)… Los artistas que forman el cartel son: Juan Pinilla, Lucía Sócam, La Frac, Etnobabú Percusión, Dj Ale Dc, Sambagua Do Rio, Aziza Brahim y Gulili Mankoo, Tragic Company y Dj Rastrojo Worl Music Set. y The Kastors.
Intervenciones didácticas sobre la problemática saharaui. Presentación del proyecto Pequeña Rocío, sobre los niños discapacitados en los campos de refugiados saharauis. A las 11:00h en la tenencia de alcaldía de Casares Costa.
Mercado de artesanos con 15 puestos de productos variados.
Zona infantil con cuenta cuentos, pinta caras y juegos.
Barra de bebidas-comidas y Paella Solidaria
Mesas y stand con libros, revistas y materiales informativos.
Jaima solidaria con artesanía saharaui y material divulgativo.
En 2013 se editará un libro-disco de los festivales en homenaje a Aminatou Haidar y las mujeres saharauis. Con la venta de este libro-disco se pretende conseguir recursos económicos para los campos de refugiados saharauis.
La organización parte de la Asociación Karama, junto a la colaboración del Ayuntamiento de Casares y la Editorial Atrapasueños, pero la actividad integra a un amplio colectivo, que va desde la Asociación Pasos Positivos, la Unión Deportiva Casares, hasta Rastrojo Music.

jueves, 21 de junio de 2012

Another Review

Aziza Brahim & Gulili Mankoo : tempête soul

 par , le 21 juin 2012

Reaktion - Anticraft
3/5

Une tempête soul et brûlante venue du Sahara : critique et écoute.

Avec Mabruk, Aziza Brahim s’en retourne en guerre. Originaire du Sahara occidental, un territoire revendiqué par le Maroc depuis 1975, la chanteuse vit en Espagne (l’ancien colon) depuis 2000.
Une résistante, qui défend la cause sahraouie avec une voix soulful à l’épreuve des balles. Sur son premier album, taillé pour la scène, elle mondialise le combat en empruntant au funk, au rock, à la pop africaine.
La voix d’Aziza Brahim met le feu aux mélodies. Dommage que les riffs de guitares et les gimmicks funk-rock passe-partout l’étouffent un peu trop souvent.

 Les inRockuptibles

An interview

Photo: Aziza Brahim Facebook

5 questions with singer and activist Aziza Brahim

1. At what period of your life did you come to realize that it was a duty to speak and sing for Western Sahara?
Aziza Brahim: I understood that it was necessary for me to sing and speak about my people since I had use of reason, because I was born and I grew up surrounded by the injustice. I saw my family and my people in an absolutely vulnerable situation. I spent my chilhood and part of my youth in a refugee camp and we are three generations living in exile.
2. Not many people are familiar with the customs and culture of the Western Sahara, can you share with us something that is present in the everyday life of the Sahrawiis?
Aziza Brahim: The daily reality at exiled refugee camps in Tindouf is very difficult. We have been stuck in trouble for 36 years in which we have a lot of needs. My people live thanks to humanitarian aids. We are a peaceful and hospitable people living in accordance with our ideals and our commitments, but we struggle hard for our rights as humans and for our self-determination as people.
3. You are based in Spain, how often do you return home? And when you return, do you notice a change and do you see the situation progressing?
Aziza Brahim: It depends of my professional obligations, but I try to go once a year. When I come back I don’t appreciate any difference, any progress: I see that my people are still suffering in front of the passive attitude of international organizations like the UN. The situation doesn’t improve and becomes more difficult everytime. Many countries and organizations have recognized our right to decide about our future and it is [ our case] defended by the highest institution, the International Criminal Court’s Court.
4. Do you have any projects that will come out soon? What’s next for you?
Aziza Brahim: I’m preparing to launch the tour for Mabruk, my new album. It’s a tribute to Ljadra Mabruk, my grandmother, one of the best poetess of Western Sahara. I am creating some new songs and getting ready for the next thing.
5. How can we help the cause of the people of Western Sahara? Is there an organization that you can recommend?
Aziza Brahim: Everybody can help us by knowing our fight, supporting us and spreading our struggle. It is very important for us as well as for the camps in Western Sahara, the occupied territories where our people are submitted to all kind of Morocco’s outrages daily, where our youth are jailed, where our families and children are disappearing while the governments of the world don’t demand any responsibilities to the Moroccan monarchy. It is something to denounce every day by all ways, like Amnesty International does with their annual reports.
Special thanks to: Aziza for her time, Sedryk for the contact and Gaëlle for the questions.

Waliafrica, african women connect
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